L’editoriale n.158

L'editoriale n.158

Non faccio mai il presepe perché ogni volta che tiro fuori le pecore dallo scatolone m’addormento

In un territorio diviso e polarizzato in cui tutto è pretesto di discussione e dibattito acceso, da Eurochocolate alla Città del Cioccolato, non poteva fare eccezione il Natale. E così l’ultima miccia a Perugia si accende proprio intorno alle luminarie natalizie. Perché questa volta si è optato per un imprinting artistico e concettuale grazie al contributo dell’acclamato artista Mimmo Paladino al posto delle “lucine” più tradizionali. Apriti cielo. L’opinione pubblica si è spaccata in due. Da una parte chi ha apprezzato e difeso la scelta, dall’altra chi l’ha criticata.

Oggetto principale delle critiche sono state nell’ordine: luci poco impattanti, scelta dissacrante, operazione “inclusiva” e quindi ideologica in quanto pur di includere cerca di laicizzare una traduzione cristiana. Oggetto principale della difesa: contaminazione artistica, necessità di sperimentare e suscitare reazioni, sprovincializzarsi come fanno le grandi città.

Ecco, senza entrare troppo nel merito dell’impatto visivo (i gusti sono gusti e vanno rispettati specie quando le scelte ricadono sulla comunità e sono sostenute da ingenti denari pubblici) mi fa comunque sorridere che per i simpatizzanti di sinistra l’allestimento sia un capolavoro e per i simpatizzanti di destra un orrore; con il vago sospetto che i gusti in queste valutazioni c’entrino ben poco e a prevalere siano ideologie e pregiudizi.

Quindi, senza entrare nel merito artistico, dicevo, un paio di osservazioni sulle dinamiche comunicative mi sembrano necessarie. La prima: alludere alle città metropolitane come esempio di “sprovincializzazione” è una forma di provincialismo alla rovescia, anche poco informata. Londra, Berlino e New York, per citarne tre a caso, hanno fatto del Natale e dei suoi simboli tradizionali un must.

La seconda: sostenere che questo allestimento nasce per “suscitare qualcosa” ma poi risentirsi per le critiche è un tantino contraddittorio. Se vuoi suscitare una reazione, metti in conto che possa anche essere una reazione negativa, senza offenderti né trattare da poveri ignoranti quelli che non apprezzano. Anche perché la presunzione che cade dall’alto non è mai un bel messaggio.

Infine faccio una valutazione di opportunità. Di fronte a una comunità già così radicalmente spaccata in due (non lo dice la percezione social, lo dice l’esito delle urne) ha davvero senso un’operazione divisiva proprio sul Natale e sui suoi simboli tradizionali e codificati? Senza scomodare i messaggi ideologici o i riferimenti all’inclusività a tutti i costi che mi paiono francamente esagerati, c’era davvero bisogno di correre questo rischio pensando di fare un’operazione da grande città?

Magari la prossima volta si potrebbe fare prima un giro a Milano, Firenze, Roma, Bari (tutte città amministrate dalla sinistra) per osservare come il Natale sia trattato da Natale, a partire dalla sua simbologia. Che peraltro è in parte pagana. Amen. Ah no.